Ripensare la nutrizione di oggi

Whole - Vegetale e Integrale - Libro
€ 18.5

Una vecchia storia: sei ciechi devono descrivere un elefante. Ognuno tocca una parte diversa del corpo: zampa, zanna, proboscide, coda, orecchio e pancia. Come è facile prevedere, ognuno fornisce un giudizio completamente diverso: pilastro, tubo, ramo, fune, ventaglio e muro. Litigano furiosamente e ognuno è sicuro che la propria esperienza sia quella giusta. Non conosco una metafora migliore per evidenziare il grosso problema dell’attuale ricerca scientifica, salvo che invece dei sei ciechi, la scienza moderna incarica sessantamila ricercatori di esaminare l’elefante, ognuno attraverso una lente diversa.

E’ un pezzetto del capitolo 4 che abbiamo trovato qui  (il sito dell’editore italiano) per tornare a parlare dei libri di Colin Campbell. La nutrizione oggi è un grande cavallo di battaglia per tanti, proprio perchè volumi come il primo libro di Campbel (biochimico statunitense, nutrizionista, professore emerito di Nutrizione e Biochimica alla Cornell University) hanno messo il dito nella piaga. Nel primo volume l’autore racconta come abbia dedicato tutta la sua vita a produrre cibo nutriente per le famiglie americane a poco costo. Un processo che ha prodotto una popolazione sempre più “grossa” e che sta continuando ad avere fiducia in una struttura che ormai sta lavorando per il proprio accrescimento del profitto, spurgata completamente dei propri propositi iniziali. Campbell sta raccontando una storia tutta americana, anche il suo secondo libro di ricette non è facilmente applicabile alla nostra realtà della buona tavola, ancora refrattari alle novità e appartandoci in una tradizione che non conosciamo quanto professiamo. Ma sono buone letture perchè questo meccanismo di protezione delle nostre tradizioni alimentari sta venendo meno, lentamente e finemente corrotto dalle novità che arrivano dall’estero. Con “Whole – Vegetale e Integrale” di Colin Campbell torna sulla questione come epilogo di una trilogia. Un nuovo libro criticato sia nel bene che nel male, alcuni si sono appellati alla mancanza di reali esempi che dimostrano nel teorie di Campbell, altri per aver scritto una sorta di riassunto/epilogo della grande saga di China Study. Tutti quanti prendono un pezzo del discorso e cercando di limarlo. Il libro di Campbel mi ricordano le lezioni di nutrizione fatte parecchi mesi fa, sulle diete varie che stanno uscendo sul mercato, una più strampalata dell’altra come quella del gruppo sanguigno, come se nella popolazione ci fossero persone nate per essere carnivore e altre per essere malate. E nelle sue pagine viene criticato proprio questo aspetto un’analisi che parte da un certo punto dimenticandosi del resto. Questo nuovo libro, oltre a raccontare come in natura esista tutto quello che ci serve per vivere sani, e che prima di essere carnivori siamo stati frugivori, ci dice che sarebbe ora di iniziare a vedere tutto quanto assieme, che nutrirsi lavora su tutto il corpo, ogni alimento produce delle reazioni e se queste prendono in particolare un certo organo non dovrebbe essere visto solo quello ma tutto il resto. Insomma qualcosa che anche in quelle lezioni di nutrizione non è emerso completamente, dicendo che il sale fa un certo lavoro ai reni, la carne produce acidità all’intestino senza andare a parlare del fatto che ci sono delle associazioni da fare per bilanciare ad esempio il PH. Questa lettura cerca di chiudere il discorso per un po’, raccontata da una figura che al momento rimane tra le più influenti nel campo della nutrizione, dove cerca di costruire un ponte tra il riduzionismo che ha fatto i grandi passi della scienza (il metodo scientifico del rinascimento ha scomposto gli eventi della natura in pezzi per una analisi minuziosa) all’olismo, e incita a mettere tutto assieme per accorgersi che la strada ormai è lastricata di problemi che nascono da un’enorme filiera che produce cibo che lavora esclusivamente per la sua conservazione, ciecamente, per tenere i prezzi bassi. Forse questo libro non dice tanto altro di altre pubblicazioni, cartacee o filmiche, ricordiamoci di “Fast Food Nation” o ancora di “Supersize me” ma dice una cosa importante: che è iniziato un processo, e che sempre più persone stanno denunciando un problema che deve essere risolto. Non siamo tanto confidenti, mediamente abbiamo coscienza di quello che sta succedendo quando la situazione diviene insostenibile, aspettiamo quindi questi ulteriori 15 anni, ma almeno tanto lavoro sarà fatto per capire che fare.

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