Quel corpo malato è quello che abiti

La prossima domenica, se siete di Torino o vi è possibile venire, siete invitati ad aderire al seminario sull’Enneagramma Biologico® che il nostro amico Manuele Baciarelli terrà al centro La Sorgente di Via Montemagno 71. Tutti i riferimenti al seminario sono qui.

Facendo una comparazione, sperando azzeccata, Enneagramma Biologico® sta ad Enneagramma come la malattia sta alla mente. Perchè tanti dei “sintomi”non sono tanto dovuti a qualcosa di clinicamente accertabile, ma piuttosto mentalmente.

Abbiamo spesso l’idea che quanto succede al corpo sia un difetto che ad un certo punto richiede una pastiglia di qualche colore che cura, putroppo toglie la constatazione che sta succedendo qualcosa, in gergo: sintomo. Il fatto che la pastiglia venga presa per il resto dei nostri giorni ci dice chiaramente che non abbiamo risolto il problema.

Mi rimane sempre in mente un esempio di una delle passate conferenze: quando vediamo un cane, e siamo stati morsicati da piccoli, ci viene da sudare. E certo, tutti chiamano in causa il trauma, ma manca un particolare: se si genera una reazione così violenta, allora potrebbe essere anche ci sono altre occasioni che producono trauma. In ogni caso potremmo affermare che “la mente agisce sul corpo in maniera molto più pesante di quanto abbiamo sentore”.

Enneagramma Biologico® affonda le mani nella Nuova Medicina Germanica del Dr. Hamer che parte dal fatto che ogni malattia viene orginata da un trauma, e se non fosse solo quello? E se fosse una fissazione? Se fosse dalla trasposizione nella propria testa di un desiderio mancato? Viene alla mente la Dott.sa Mereu che abbiamo menzionato più e più volte o anche l’articolo che riporto qui, che parla di vitiligine e che racconta come una fissazione che si incarna nella nostra testa riesce a modificarci tanto.

Io, che notoriamente non so niente, penso che stia finalmente nascendo una nuova medicina, che combatte con le faccende (e i faccendieri) della medicina tradizionale, e che un giorno avrà la meglio.

 

L’articolo è questo trovato qui di cui riporto un pezzetto ma che invito alla lettura:

 

Partenza della terapia nel 2009 e i risultati stanno arrivando copiosi

Mi applicai per circa un anno e, quando pensai di essere pronto, iniziai nel 2009 a sperimentare sugli altri. I successi non furono immediati.

I pazienti si scoraggiavano per 3 fattori fondamentali:

  1. Deficiente introspezione interna (siamo tutti educati a portare fuori da noi stessi l’attenzione).
  2. Carente senso di responsabilità (siamo educati a pensare che la malattia sia una entità esterna, e mai invece l’espressione delle nostre scelte e dei nostri comportamenti).
  3. Conservatorismo e timore verso i cambiamenti (preferiamo tenerci stretto le idee e le convinzioni che abbiamo).

Tuttavia ero convinto della correttezza del mio lavoro e seguitai nei test finchè i risultati non arrivarono. Eccome arrivarono!

Oggi un numero crescente di persone si rivolgono alla TEV per un buon motivo: funziona.

Il nocciolo della questione

Potrei definire la vitiligine come il segno della chiarezza negata.

La mia intuizione, confermata nell’applicazione terapeutica, vede nella macchia la presenza somatica di un contenuto negato a livello psico-esistenziale.

Per comprendere ciò, occorre smettere di pensare l’essere umano come una identità spirituale albergante in un corpo, occorre smettere di pensare a due entità separate per essenza e modalità di funzionamento.

 

Spesso viviamo nella certezza che la malattia sia qualcosa che ci capita, come se vivessimo in un involucro oggetto di usura. Chi la produce questa usura? La vita, certo, ma chi la vive questa vita se non noi?

Quel corpo che si ammala è sempre il nostro, nella discussione di oggi potremmo dire che dovremmo amarlo di più, e come si fa? Come quando amiamo una persona cara: parlare chiaro quando pensiamo che stia facendo la cosa sbagliata. E dovremmo farlo a maggior ragione con noi stessi perchè quel corpo che si è ammalato è il nostro.

Il blog del Dr. Del Nevo è qui.

Questi sono pensieri, che accettano commenti.

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