Oloquantica e tornare in noi stessi

Vi siete mai chiesti come mai la paura dei cani nata da una brutta esperienza ci fa sentire male alla presenza dell’animale negli anni successivi? È tutto passato ma quando arriva il cane inziamo a sudare freddo! Come mai?”.

È la frase di apertura che Carla Fleischli Caporale ha usato per aprire la conferenza dello scorso 2 Marzo. Una sera molto intima, con un pizzico di superbia un “pochi ma buoni” in cui abbiamo cercato di rispondere a questa domanda arrivando ad un tema che conosciamo molto bene, soprattutto in questo momento: quanto mente e coscienza incidono non tanto sulla salute ma sulle nostre reazioni fisiche.

paura dei caniSono uno di quelli che scappava davanti ad un cane (anche piccolo) perchè da bambino, a casa di un compagno di classe sono statto morso (sul sedere) da un pastore tedesco. Da quel momento il migliore amico dell’uomo è diventato il mio peggiore nemico, da avere i tremori.

Ed ancora sudavo per i ragni, quanto da piccolo il nonno mi ne ha tolto uno dalla testa, ammettiamolo, non abito nel mezzo della foresta amazzonica, quindi quel ragno non era certo di quelle cose che ti trascinano su un albero per mangiarti con comodo. Eppure…

E lo scorso incontro, a preparazione di un gruppo che faremo il giorno dopo la conferenza del prossimo 5 Aprile 2012 alle ore 21.00 presso la “Galleria Tirrena” di via Arsenale, 27 (Torino) in seno alla collaborazione con Progetto So.l.e., è stato come parlare dei metodi non tanto di guarigione (parola che viene spesso usata impropriamente anche nella medicina occidentale) ma di normalizzazione, del fatto che questa Oloquantica ci riporta in un luogo dove siamo noi stessi. Nessuna alchimia, con strumenti molto semplici, acqua e suono.

 

I suoni

Abbiamo ascoltato i suoni oloquantici e mi hanno portato nel mezzo della foresta in una notte di pioggia, lontano da quella vita affamata di controllo e di frenesia come quella delle città in cui viviamo. Ad un certo punto, mi sono sentito lontano, nella foresta intanto che diluviava dove in lontananza c’era una chiesa, forse un paese di gente che lavorava, e non avevo nessuna intenzione di tornare in mezzo a quella civilizzazione che tutti i giorni mi chiede di dare di più, di essere produttivo, che elargisce pacche sulla spalla e fa l’ipocrita quando chiedo aiuto veramente.

 

L’acqua

Ho provato anche le acque, qualche tempo fa, ed anche quelle (forse per suggestione, o forse no) mi hanno portato più verso casa, meno furibondo verso questo mondo che sa fare solo a chiedere. Sono curioso di cominciare il gruppo di studio tutti assieme e condividere. Molto molto curioso.

Parlando di acqua mi viene in mente un esempio molto semplice, che mi ha fatto un naturopata qualche tempo fa.

“Hai mai bevuto l’acqua di una fonte in montagna?”

A parte il fatto che alcuni cittadini sarebbero di capaci di dire di no perchè sicuramente è avvelenata dall’effetto serra provocato dalla flatulenza delle mucche, ho risposto di si.

“Ti pareve più buona di quella che bevi a casa? Più leggera?”

Effettivamente sì.

“Semplicemente perchè quell’acqua è ancora viva, è imperniata del magnetismo della terra, è naturale. Dopo qualche giorno muore perchè si consuma la sua energia.”

Ah.

“Quell’acqua, come quella in bottiglia, è morta e a volte hai la sensazione di non digerirla.”

Beh, è capitato.

Mi ha sorriso. E basta.

 

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