La via dei guerrieri e i tiranni

L’autrice, nel 1979 […] decise di andare a conoscere i primi Medicine Men arrivati in Europa […] in un villaggio montano sulle Alpi svizzere.
L’incontro fu sconvolgente e determino’ l’inizio di un percorso personale di crescita che l’Autrice poi condivise, portando in Italia uno di questi Sciamani, conosciuto in quel frangente, e per il quale comincio’ a organizzare diversi campi seminario. L’afflusso di persone confermo’ una volta di più che si stava entrando in un’ epoca diversa, dove la crescita personale iniziava a diventare una necessita’ quasi vitale.

Questo è un piccolo brano della presentazione che viene fatta del libro sul Giadino dei Libri. Le parole del libro sono tutta un’altra cosa, molto molto meglio.

 

La via del guerriero

Carla Fleischli Caporale, ha scritto “La via del Guerriero” anni fa, in un momento in cui l’ondata di cambiamento che aveva portato il ‘68 aveva reso possibile nuove dinamiche ed scatenato nuovi appetiti di conoscenza. Tutto uscito di moda, sparito annebbiato dall’ultima ondata di benessere fatta di yoga, di immaginette da giornale per casalinghe annoiate.

Nativi americani, capanna sudatoriaSi sente ancora parlare di “Capanne sudatorie” e di “Cerchio dei tiranni” come un processo iniziatico di pochi ma tutto il resto del contesto è sparito. La stessa Carla qualche giorno fa, giusto parlando sulla possibilità di fare qualcosa, mi diceva che forse queste cose sono passate.

Ed abbiamo concordato che è un peccato, e che forse sono passate per la nostra innata mania (occidentale) di pensare a tutto quello che viene fatto di meditazione, erbe, sciamanesimo, come se fosse una medicina: lo faccio e funziona come quando ho il male alla testa e prendo una pastiglia.

E’ un peccato perchè si perde un grande insegnamento che ci rapporta con la natura. Nelle pagine di questo libro ho letto non tanto di come facciamo una capanna sudatoria e di come avvengono le visioni, ci sono i passi di un guerriero che sta lavorando per combattere i propri tiranni, i tanti problemi che affronta nella vita.

Fare una capanna sudatoria è un atto di coraggio che lavora tra persone che si supportano a vicenda in mezzo alla natura, un susseguirsi di momenti che precedono una prova, quella in cui ci metteremo in discussione con le nostre paure per vincere. E lo facciamo in perfetta comunione con la natura, chiedendole di aiutarci nella scoperta di nostri nemici da combattere.

Sono le pagine di costruzione di un guerriero ovviamente, di quelle società che ad un certo punto della vita iniziano a preparare i propri membri per il passaggio dall’adolescenza all’età adulta.

 

Tanti tiranni e pochi guerrieri

 

Amerei approfondire il discorso, fino ad oggi quella dei nativi d’america è forse la definizione dell’uomo maggiormente relazionata alla natura di tutte. Forse solo la Wicca, ed in specialmondo quella divulgata da Scott Cunningham e Phyllis Curott, è la (religione?) filosofia che maggiormente ci si avvicina.
La seconda autrice ricordo faccia molto riferimento ai culti degli nativi americani costruendo ponti fra quella che è la wicca moderna e le definizioni degli uomini di medicina nativi americani: per la vita in rapporto con la natura, ma l’uso delle sue risorse, il fatto che non solo c’è cibo nella carne del bisonte o nelle erbe che sono usate, ma anche per il bilancio che quel gesto produce per la comunità.

Le streghe che compongono incanti chiedono il permesso a recidere l’erba, se qualcuna vuole avvalersi della forza degli alberi chiede a chi di loro vuole partecipare e aspetta una loro risposta. Come nelle parole di questo libro frutto degli appunti che Carla ha preso in quegli anni, si costruisce la ruota della medicina chiedendo alle pietre di venire con noi, costruire nel luogo giusto, aspettare un segno dalle aquile, ecc… sempre per lo stesso motivo: non solo siamo parte di un meccanismo, fatti anche della stessa materia.

I tiranni non sono altro che il risultato dell’operato del guerriero, in un mondo in cui siamo subbissati di inquietudini, problemi e assilli, ci siamo mai chiesti quanti di questi agiscono perchè glielo lasciamo fare?

Posso portare la mia esperienza personale, tutti noi possiamo portare la nostra, ma in quanti siamo pronti ad affrontarla, ad avere il coraggio di prepararci avvertendo quella questione che rimane incompiuta che stiamo lavorando per vincerla?

ruota-della-medicina-medicine-wheel-native-american-medicine-menSiamo forse troppo spesso presi ad aspettare che venga risolta (da altri), che passi in un mondo in cui il destino è inesorabile ed immutabile come ci raccontano quelle donne che fanno girare le carte alla televisione.

Mentre i tiranni sono tanti i guerrieri sono morti? La frase che il destino non è scritto non è solo della televisione, o delle grandi religioni che ci raccontano che ci dobbiamo prostrare davanti a qualche divinità, basta provare, domani mattina, oggi, fra un quarto d’ora.

I nativi non sono “filosofi”, nemmeno le streghe lo sono, fanno le cose perchè queste possano accadere. E guardano la vita negli occhi, perchè cambiare si inizia cambiando.

E se spesso non facessimo nulla solo per paura di perdere la sola cosa che in quel momento riconosciamo come capace di renderci visibili al mondo circostante? I tiranni ci hanno già ucciso.

Ne riparleremo, forse dopo una capanna sudatoria per tutti coloro che hanno il coraggio di guardare in faccia al proprio tiranno e chiamarsi guerrieri!

 

Il libro

La via del Guerriero - Carla Fleischli Caporale - il giardino dei libri

 

La via del Guerriero

Carla Fleischli Caporale

Edizioni Verdechiaro

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