La meccanica della felicità

Le sette regole della felicità sono scritte qui nel bel progetto editoriale di Fabio, di Vivizen.

Facciamoci due chiacchiere sopra giusto in questi giorni di festa in cui, malgrado tutto, non pare proprio che sia il momento per prenderla con calma e tanto meno con benevolenza, presi tra impegni mondani, vacanzine inderogabili e feste che spesso si fanno per l’aspettativa degli altri più che per la nostra voglia di partecipare. Tanto vi vedo, a strocere il naso per andare alla cena di Natale giusto perchè “si passa con i tuoi e la Pasqua con chi vuoi”.

Pare che sia tutto così semplice? Sarà anche incredibile ma le cose sono complicate giusto perchè siamo noi a renderle in questa maniera. Riprendiamo le 7 regole.

 

Quando apri il cuore agli altri che succede?

 

Vediamo le cose su due piani diversi. Quello umano: gli altri che ti ascoltano sentono parole oneste, che vengono da dentro, senza titubanze o stridono troppo perchè sono balle. Sul piano sottile, quello delle energie, il momento che viene creato attorno a noi è schietto come le parole che diciamo, le parole risuonano attorno a noi chiare e la situazione diviene concreta per l’energia che ci mettiamo dentro. E se parliamo chiaramente con tutto noi stessi, anche il momento che si crea attorno a noi è lo specchio di noi stessi. Parla con il cuore delle cose giuste da fare, e quelle saranno quanto arriverà.

 

E quanto apprezzi quello che hai?

Togliamo per un momento la parola Miracolo, Vita e tutto quello che ne consegue. Arriviamo alla parola apprezzare. Apprezzi veramente quello che hai o quanto altri ti hanno insegnato a fare? E’ una differenza molto sottile ma importante, non sempre amiamo andare per locali, ma amiamo il fatto che ci hanno insegnato che quelli sono i soli luoghi in cui le ragazze circolano. Non amiamo la grande struttura dove lavoriamo ma ci siamo perchè abbiamo dato ascolto ai nostri genitori che la grande azienda ci da la sicurezza, ed intanto che procedono gli anni ci vediamo inaridire, contenti solo dei soldi che arrivano, pagati più di quello che pagano la nostra parte più umana e sottile.

Apprezzare le cose significa anche fare mente locale, e capire quanto vogliamo essere felici e in che maniera.

 

Aiuta il prossimo

Fabio, hai toltalmente ragione, ricevi ciò che dai, se non dai niente non avrai niente di ritorno.

Sul piano sottile il fatto che tu immetta cose positive nel mondo circostante ti circonda di effetti positivi per quello che fai. Come per la fisica classica che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria (di verso, non di mood!). Ma quando fai qualcosa di buono, sul piano umano, qualcosa dentro di te cambia, il fatto ci sia stata una persona che ti ha guardato con riconoscenza, o che sai che ci sei stato per qualcosa di importante ti nutre di un ingrediente molto salutare. Intendiamoci, non si chiama affermazione, vantaggio, si parla di altro, molto altro, nutrimento che solo il cuore di una persona riesce a dare ad un’altra. E quando facciamo del bene i nostri occhi si allenano meglio a farne altro, a rendersi sensibili ad altro bene che succede o che riusciamo a far succedere.

 

Liberarsi di quello che non ci serve

 

E’ un po’ una seconda chiave di lettura di quello che apprezziamo. Prenditi qualche giorno di vacanza, ma non fare niente, non quelle robe che per il fatto che non devi andare la lavoro allora parti con il tennis, l’aperitivo, le chiacchiere, la montagna e gli amici. Qualche giorno per trascinarti per casa facendo fluire i pensieri per la testa anche in maniera disordinata e pensa.

Fai una carrellata di tutte le cose che hai, e comincia a pensare a che cosa succederebbe se quella determinata cosa non l’avessi, disegna una giornata intera senza che quella cosa sia parte del tutto. Forse c’è della zavorra che non serve. Spesso ci manca un momento in cui fare mente locale e la pulizia arriva da sola, o la si previene.

 

Meditare, chiariamoci!

 

Che ti sia chiara una cosa. Meditare non è stare sotto un alberto con le gambe annodate. E’ essere padroni di se stessi per un momento eletto, possibilmente della nostra giornata. Esattamente quel momento in cui facciamo mente locale e ci accorgiamo di tutta la zavorra che soffoca la nostra giornata. Puoi anche meditare sotto l’albero, oppure balla, canta, ridi per interi minuti. E’ sempre meditare. Fallo, non pensare che non ci riesci, comincia e racconta come ti sei sentito dopo. Mi ricordo quando ho iniziato la meditazione della respirazione, per qualche minuto tutte le mattine (come dice “Il libro arancione di Osho”) e dopo qualche tempo ho avuto gli attacchi di felicità invece di quelli di bile al lavoro!

 

Ed evita la negatività

 

Ed è sempre uno dei risultati dei punti precedenti, di quello che dai, se dai delle cose belle la tua mente pensa sempre a quelle e non a quelle grette e che ci obbligano solo a proteggerci. Qualche tempo fa quando ho partecipato alle prime chiacchiere su “The Secret” ed alcune altre sue varianti in varie salse, ci hanno raccontato un ottimo paradosso per spiegare bene la cosa.

Se dici che sei contro la guerra significa che il mondo attorno a te (che non è governato da nessuna delle etiche degli uomini o santi di ogni genere e tessera) si modifica perchè tu rimanga contro di essa, e che quindi imponi che ci sia.

Se dici che sei per la pace allora il mondo, per soddisfare la tua richiesta si modifica per permettere quella condizione! (Ovviamente, dal basso verso l’altro sono tutti contro la guerra putroppo!)

 

Vivere il momento

 

E’ come meditare, come fare mente locale, come esserci nel momento in cui vuoi fare una cosa, se hai seguito tutti i punti precedenti, ci sei, ami il tuo prossimo perchè vuoi farlo, fai due chiacchiere con un amico perchè hai voglia di farlo, senza fronzoli, senza niente.

Prendi per esempio questo post…. Non ho voluto fare la morale a Fabio e al suo vivere Zen, ma giusto per condividere anche la mia esperienza, per il piacere di dimostrare anche con le mie parole che funziona e che tutto inizia dal cuore e dal pensiero. Sei felice se riesci a fare spazio alla felicità nel tuo cuore e nella tua testa.

Riducendo in piccoli termini: la felicità è dimostrare con un altro ragionamento che una persona ha ragione quando parla della maniera di essere felici; l’infelicità di pontificare sulle parole di un altro.

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